Infortunio sul lavoro e accertamento del rapporto di lavoro subordinato

Abuso del congedo parentale

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Premessa 

 

La Corte d’Appello di Roma si è pronunciata in merito all’appello proposto da un lavoratore, il quale aveva richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e il risarcimento per danni derivanti da un infortunio sul lavoro avvenuto il 28 luglio 2015. La fattispecie concreta si riferisce a un incidente occorso durante l’esecuzione di attività lavorativa, in cui il ricorrente sosteneva di aver subito lesioni a causa della violazione delle misure di sicurezza da parte del datore di lavoro.

  • Il Tribunale di Latina, nella sentenza n. 1368/2021, aveva rigettato la domanda del lavoratore, ritenendo inattendibili le testimonianze fornite dai testimoni di parte ricorrente e basando la propria decisione su un’analisi delle prove che, secondo il giudice, non dimostrava la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Il Tribunale aveva, infatti, considerato che le prove testimoniali non fossero sufficienti a dimostrare l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, elementi essenziali per la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato.
  1. Motivi dell’Appello

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  3. L’appellante ha contestato la decisione di primo grado, sostenendo che il giudice avesse errato nella valutazione delle prove, in particolare ignorando le testimonianze che avrebbero confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro. È stato evidenziato che il giudice di primo grado si era basato su approfondimenti istruttori effettuati a distanza di anni dai fatti, trascurando le prove orali assunte in precedenza, che risultavano più complete e pertinenti.

Argomentazioni della Corte d’Appello

 

La Corte ha accolto l’appello, ritenendo che il Tribunale di Latina avesse commesso un errore di valutazione. In particolare, la Corte ha sottolineato che:

1.  La responsabilità del datore di lavoro è presunta in caso di infortunio sul lavoro, salvo prova contraria.

2. Le testimonianze fornite dal lavoratore e dai testimoni a sostegno della sua posizione erano coerenti e confermavano l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, nonostante la mancanza di regolarizzazione formale.

3. La Corte ha ritenuto che il Giudice di primo grado avesse trascurato elementi decisivi, come la mancata comparizione del resistente e la non contestazione dell’infortunio, che avrebbero dovuto portare a un diverso esito della causa.

  1. Risarcimento e Spese di Giudizio

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  3. La Corte ha stabilito un risarcimento per il danno subito dall’appellante, quantificato in € 20.753,81, con l’aggiunta di interessi legali dalla data dell’infortunio fino al saldo. Inoltre, ha disposto che le spese di lite fossero regolate secondo il principio della soccombenza, liquidando le spese a favore dell’appellante per un totale di € 6.200,00, comprensive di compensi e spese generali.

Commento Finale sulla Ratio della Sentenza

 

La sentenza in esame rappresenta un importante precedente in materia di diritto del lavoro, evidenziando la necessità di una valutazione rigorosa e completa delle prove in sede di giudizio. La Corte d’Appello ha ribadito il principio secondo cui la responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio è un elemento cardine della tutela dei lavoratori, richiamando l’attenzione sulla necessità di garantire un ambiente di lavoro sicuro e conforme alle normative vigenti. La decisione sottolinea, inoltre, l’importanza di considerare le testimonianze e le prove orali come elementi fondamentali per la ricostruzione dei fatti, evitando che la mancanza di documentazione formale possa pregiudicare i diritti dei lavoratori. In tal modo, la Corte non solo ha tutelato il singolo lavoratore, ma ha anche affermato un principio di giustizia sociale, promuovendo una maggiore responsabilità da parte dei datori di lavoro.