Un Caso di Repechage

A diverse group of professionals attentively reviewing documents indoors.

shares

La Corte di Appello dell’Aquila, con sentenza n. 914/15, ritenne non giustificato il licenziamento pergiustificato motivo oggettivo.
Tizio era un dipendente di Alfa, una azienda operante nel settore commerciale. Con l’implementazione di una riorganizzazione aziendale, Alfa comunicava a Tizio la cessazione del suo contratto di lavoro, motivando la decisione con la soppressione del suo posto di lavoro. L’azienda sosteneva di aver agito secondo quanto previsto dalla legge in materia di giustificato motivo oggettivo, ritenendo insussistente la necessità di mantenere la posizione occupata da Tizio.

Impugnazione del Licenziamento:

 

Non soddisfatto della decisione, Tizio decideva di impugnare il licenziamento, avanzando la tesi della sua illegittimità. Faceva notare che la motivazione fornita da Alfa era inadeguata e che la soppressione del suo posto non era avvenuta in conformità alle normative vigenti. Presentava così un ricorso dinanzi alla Corte di Appello, argomentando che vi fossero vari elementi che dimostravano la violazione dei suoi diritti di lavoratore, con particolare riferimento alla mancanza di prova da parte del datore di lavoro sull’impossibilità di ricollocarlo in ruoli alternativi.

Accertamenti della Corte di Appello:

La Corte di Appello di Aquila riesaminava con scrupolo gli atti di causa, valutando il contratto di lavoro di Tizio e l’attuale situazione organizzativa di Alfa. Veniva presa in considerazione  anche la recente (rispetto al licenziamento) assunzione di Caio, altro lavoratore della Alfa, da parte di Beta, un’azienda concorrente, fatto che metteva in discussione la fondatezza delle ragioni addotte da Alfa. La Corte esaminava se ci fossero stati effettivamente cambiamenti che potessero giustificare una vera e propria soppressione del posto di Tizio o se, al contrario, si fosse trattato di una scelta strategica fondata su altre considerazioni di mero comodo finalizzate alla mera espulsione della risorsa umana.

Onere della Prova:

 

Un aspetto centrale della decisione della Corte riguardava l’onere della prova. La Corte stabiliva che era compito di Alfa dimostrare in modo chiaro e documentato l’impossibilità di riposizionare Tizio in un altro ruolo all’interno dell’azienda. Questo principio, fondato su giurisprudenza consolidata, cosiddetto obbligo di repêchage”

” – ovvero il dovere di ricollocare il lavoratore in altre posizioni disponibili – è da considerarsi uno scrutinio d’obbligo per il datore di lavoro.

Fungibilità delle Mansioni:

Nell’istruzione del fascicolo, la Corte di Appello si concentrava sull’idea di fungibilità delle mansioni. Sottolineava che il confronto tra le mansioni di Tizio e quelle di Caio (che lasciava posto vacante) non doveva limitarsi alle modalità esecutive (ovvero come vengono svolte di fatto le mansioni), ma doveva anche tener conto delle competenze e qualifiche professionali dei due lavoratori. Questo aspetto risultava cruciale, nel caso di specie, al fine di dimostrare se Tizio fosse effettivamente in grado di svolgere mansioni simili a quelle di Caio, imponendo di valutare in concreto l’opzione alternativa di impiego.

La Decisione:

 

Al termine del procedimento, la Corte di Appello dichiarava il licenziamento di Tizio ingiustificato, dunque illegittimo, evidenziando l’assenza di prove da parte di Alfa riguardo all’impossibilità di ricollocazione, con diritto del lavoratore al risarcimento del danno.

Conclusioni e rilevanza della pronuncia:

La decisione della Corte di Appello ribadiva il peso dell’onere della prova, interamente sul datore di lavoro, in ordine alla produzione di prove concrete a supporto del rispetto della parte datrice del rispetto dell’onere di repêchage.